Giuseppe Virgillito e Fortunato Calabrese sono le vittime di un tragico incidente avvenuto a Motta Sant’Anastasia quando un treno delle FS (Ferrovie dello Stato), che viaggiava a velocità spedita, li ha travolti senza lasciar loro via di scampo.
I due operai stavano effettuando lavori sulla linea ferroviaria e sembra che avessero indossato cuffie antirumore tipiche, per proteggere le orecchie da rumori forti provocati da normali lavori di manutenzione, propri di chi lavora come operaio nelle FS. I due stavano adoperando martelletti a compressione e non hanno sentito il fischio del convoglio che stava arrivando e che li ha uccisi.
Giuseppe e Fortunato facevano parte di una squadra composta da 5 operai e stavano lavorando a 200 m dal cantiere al quale erano stati assegnati. Per accertare l’esatta dinamica, è stata aperta un’inchiesta da FS e dalla Rete Ferroviaria italiana, inoltre il Ministro delle Infrastrutture e dei trasporti, Altero Matteoli, ha disposto un’indagine ministeriale che affiancherà quella della magistratura per fare chiarezza sulla vicenda.
Bisogna tristemente ricordare che l’Italia è il Paese a cui spetta il primato delle vittime sul lavoro. Nonostante il numero delle morti bianche tra il 1994 e il 2004 sia diminuito del 25,49%, questo non è bastato per l’Unione Europea che ha fissato la media al 29,41%.
Persino in Germania, il numero delle “morti bianche” si è dimezzato mentre in Spagna si è registrato un decremento del 33,64%. Sono questi i dati resi noti nel “Rapporto sulla tutela e condizione delle vittime del lavoro” presentato al Capo dello Stato Giorgio Napolitano dall’Associazione nazionale dei mutilati e invalidi del lavoro ANMIL.
Ogni anni circa un milione di persone resta vittima di incidenti sul lavoro e i morti sono più di mille. Inoltre sembra che se un lavoratore con moglie e un figlio a carico, perde un piede in seguito ad un incidente sul lavoro, percepisce dall’INAIL il 13% di rendita in meno rispetto a quanto previsto dal regime precedente del decreto 39/2000.
Insomma a detta dell’ANMIL la soluzione sarebbe quella di investire maggiormente sulle attività di prevenzione e controllo istituendo un apparato amministrativo e giudiziario che assicuri sanzioni adeguate alla gravità dei comportamenti. Inoltre l’ANMIL auspica la promozione di iniziative informative volte allo sviluppo di una maggiore attenzione alla prevenzione.
La Redazione.