A scuola non vi hanno mai detto “sei intelligente caro mio, ma non ti applichi”. Bocciato. E’ quello che si è sentita dire in questi giorni l’Italia ( e in questo caso chi ci va ai colloqui?).
Dal V rapporto di Federculture “Creatività e produzione culturale. Un paese tra declino e progresso” emergono le contraddizioni che lacerano il tessuto imprenditoriale del nostro paese. Le promesse nostrane trasudano creatività e innovazione, ma le politiche culturali non lungimiranti e la mancanza di un disegno strategico complessivo di sviluppo immobilizzano il processo di crescita.
Mentre a livello mondiale siamo i primi nel settore del design, in Europa siamo al 17esimo posto in quota del Pil destinata a ricerca e sviluppo. Le potenzialità ci sono, ma le risorse no.
Il rapporto 2008 è stato presentato al Teatro Argentina a Roma il 15 luglio scorso, in una seduta pubblica alla quale ha partecipato, tra gli altri, il Ministro per i Beni e le attività culturali Sandro Bondi.
Il documento scioglie i nodi del problema, presentando sia i punti di forza e debolezza che caratterizzano la transizione economica attuale che le linee guida future per lo sviluppo del paese.
Federculture evidenzia la necessità di implementare quanto prima politiche culturali efficaci, condivise tra i diversi partner pubblici e privati, in linea con quanto si sta facendo altrove, nei Paesi piu´ avanzati.
Il ricco patrimonio culturale che ci distingue da tante altre realtà più evolute è la chiave per il successo dell’Italia, sia per risollevare l’economia che per riaffermare e sviluppare i caratteri della nostra identità.
Leggendo il rapporto completo potete consultare nel dettaglio le basi analitiche della ricerca, essendo il volume corredato di dati ed indicatori di settore.
Ricordiamo che Federculture esiste dal 1997, ed è l’associazione nazionale dei soggetti pubblici e privati che gestiscono le attività legate alla cultura ed al tempo libero; con questo lavoro si riconferma quale preziosa fonte di statistiche e indicatori, anche e soprattutto per la nostra classe politica.
Il discorso si ricongiunge al taglio dei fondi alle Università e alla ricerca che, assieme alla finanziaria 2009/2011 è attualmente al vaglio del Parlamento italiano. Riduzione del fondo di finanziamento ordinario, limitazione delle assunzioni di personale a tempo indeterminato e la possibilità di trasformare gli Atenei in Fondazioni private.
Ma questa è un’altra storia, anche se il fine, per niente lieto, non cambia.
Scritto da: Maria eleonora Pisu
La Redazione.